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L'art. 2948 C.C. stabilisce che la prescrizione quinquennale si applica agli interessi di cui all'art. 1282 C.C. e in generale a tutto ciò che si deve pagare periodicamente con cadenza annuale o in termini più brevi. La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 23.11.2018, n. 30362, ha stabilito che questo termine si applica anche nell'ambito della riscossione dei crediti tributari, trovando piena applicazione non soltanto nei casi di notifica di una cartella esattoriale ai sensi dell'art. 36-bis e/o ter D.P.R. 600/1973, ma anche nelle fattispecie riguardanti qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa (per esempio, un avviso di accertamento). Preme precisare che quest'ultimo atto è disciplinato dall'art. 42 D.P.R. 600/1973 e a differenza della cartella di pagamento, è notificato direttamente dall'Agenzia delle Entrate competente e non già ad opera dell'Agenzia per la riscossione. La Cassazione, con la sentenza in esame, è stata chiamata a pronunciarsi in merito alla sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio, la quale confermava la decisione della Commissione tributaria provinciale di Roma, secondo cui ai crediti tributari è applicabile il termine quinquennale di prescrizione; di fatto, viene condiviso l'orientamento di una parte della giurisprudenza secondo cui il canone per la concessione di spazi e aree per l'installazione di impianti pubblicitari è sostanzialmente assimilabile al corrispettivo di una locazione e pertanto il diritto alla sua percezione è soggetto al termine di cui all'art. 2948, n. 3 C.C. La Cassazione, nel richiamare precedenti pronunce (si veda sent. Cass. 23.02.2010, n. 4283), ha stabilito che i tributi locali si prescrivono in 5 anni dal giorno in cui il tributo stesso è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo tempestivamente notificato al contribuente, e ciò non in virtù dell'art. 2948, n. 3 C.C., come erratamente affermato dai giudici di merito, bensì dal n. 4) del medesimo articolo. Attraverso la sentenza in esame la Suprema Corte ha ribadito, ancora una volta, che la prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, secondo cui il debitore viene sottratto all'obbligo di corrispondere quanto dovrebbe in relazione a prestazioni già scadute, tutte le volte che non siano state tempestivamente richieste dal creditore. Il precedente orientamento giurisprudenziale stabiliva che la prescrizione quinquennale operava laddove il titolo esecutivo fosse costituito esclusivamente dalla cartella esattoriale notificata ad opera dell'agente della riscossione, mentre nel caso di avviso di accertamento (che come detto è notificato a cura dell'Agenzia delle Entrate) operava la prescrizione decennale (vedi Cassazione, ordinanza 20213/2015); il nuovo orientamento ha esteso i margini difensivi del cittadino, il quale potrà chiedere al giudice l'estinzione del credito statale per intervenuta prescrizione quinquennale anche in caso di notifica di qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa.