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 Euromedia Research  ico anc 190  
     

     

 

 

Commercialisti italiani si schierano contro le “specializzazioni” ipotizzate dal Consiglio Nazionale (e ‘bocciate’ per la seconda volta in sede parlamentare). A sancirlo è quanto emerso dall’indagine commissionata ad Euromedia Research. Oltre il 74% degli intervistati, infatti, ha espresso il proprio dissenso:I commercialisti - ha dichiarato Marco Cuchel, Presidente Associazione Nazionale Commercialisti - non sono contro le specializzazioni in assoluto, ma sono contro le specializzazioni su settori per i quali sono già abilitati e sui quali la legge 139 già li riconosce competenti. Avevamo già una percezione di questo ‘sentimento’, perché siamo presenti su tutto il territorio nazionale e incontriamo quotidianamente i colleghi, con appuntamenti diffusi per affrontare le problematiche della categoria. Le nostre critiche sono sempre state portate avanti all’insegna della massima trasparenza: di fronte all’ipotesi che era stata avanzata, temevamo il rischio che si creassero, con le specializzazioni, sottosezioni all’interno dell’albo: colleghi di fascia alta e, conseguentemente, etichettando gli altri in professionisti con competenze di base”. “Come ADC e ANC ci eravamo fatti portatori di questo ‘sentimento’ ai vertici del nostro Consiglio Nazionale, a cui avevamo proposto di predisporre un ‘referendum’ per recepire il corretto pensiero degli iscritti su questa delicata tematica. Le nostre istanze non sono state accolte ed allora abbiamo chiesto ad un primario istituto di sondaggi di effettuare un’indagine conoscitiva per capire quali fossero le opinioni della categoria in merito. I dati hanno confermato quello che avevamo percepito nel corso degli incontri”. Ciò che emerge dal sondaggio è che i Commercialisti non sono aprioristicamente contrari alle specializzazioni, ma sono contro i principi sanciti dal CN. Una vera specializzazione dovrebbe puntare su un ampliamento dei nostri orizzonti professionali al fine di ottenere maggiori competenze da portare poi sul mercato e i benefici per la categoria sarebbero stati molteplici.

Anche sul costo delle specializzazioni, come concepite dal CNDCEC, gli intervistati si sono espressi con dissenso: secondo il 72% degli interpellati questa cifra è discriminatoria e l’impegno di tempo da sottrarre alle attività ordinarie è eccessivo, soprattutto per chi una specializzazione di fatto già la esercita. Questo elemento è avvertito in larghissima maggioranza nelle regioni del Centro Italia, del Sud e delle Isole, dove la Professione sta attraversando una crisi senza precedenti. Gli intervistati si lamentano questo costo per le specializzazioni è sostenuto dai Colleghi anche in ore sottratte al lavoro, soprattutto in quelle regioni dove il reddito è più basso: ‘se sono fuori dallo studio chi svolge il lavoro al posto mio? Chi contribuisce a portare avanti quella che dovrebbe essere l’attività principale? Di conseguenza, invece di dissolvere i problemi dei colleghi si amplificano”.

La Professione – continua Cuchel – chiede risposte sul tema delle responsabilità: “Ultimamente sta emergendo questa strana teoria per cui qualsiasi cosa accade in un’azienda la responsabilità è del commercialista. Appare normale che la professione chieda di ridimensionare queste responsabilità, che, negli ultimi anni, sono aumentate in maniera esponenziale. Va chiarito bene – una volta per tutte – entro quali ambiti vanno declinate. Un altro aspetto su cui dovremmo riflettere è il perché la nostra professione non è in grado di far valere le proprie ragioni, anche quando sono evidenti agli occhi di tutti. Perché non riusciamo a sfruttare la nostra forza? Eppure non siamo pochi e abbiamo un ruolo di rilievo nella società. Come diceva uno slogan lanciato da un autorevole Presidente del Consiglio Nazionale, Claudio Siciliotti, noi siamo ‘Utili al Paese’. Impegniamoci ad utilizzare le nostre funzioni per creare nuove opportunità a favore dei nostri clienti. Altrimenti la nostra professione è destinata a perdere la sua stessa ‘anima’. La digitalizzazione e la fatturazione elettronica stanno portando ad una profonda trasformazione della nostra professione. Per alcuni colleghi la consulenza economico-contabile rappresenta la principale occupazione. Occorre porre in essere tutte le iniziative a supporto di questo settore specifico che è storicamente di riferimento della nostra categoria, senza ipotizzare un vero e proprio ‘abbandono’. Bisogna quindi guardare con attenzione al mercato e chiedere al Parlamento di non depauperare una categoria professionale che si è sempre occupata di questo ambito, guardando ad altri segmenti di lavoro ed altre competenze, come ho già evidenziato. Siamo dispiaciuti che non si siano volute ascoltare le indicazioni della base e che sia stato inviato al mondo politico un messaggio fuorviante: che la categoria dei commercialisti era compattamente favorevole a quella proposta di specializzazione”.

Al link i risultati dell’indagine: Italia Oggi 30.05.2019 – Indagine ANC